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Patrizia Befera
via Dante,16
60044 Fabriano (AN)
Cell. 338 8074913
patrizia.befera@tiscali.it


Patrizia Befera è nata a Fabriano (AN) il 3 gennaio 1967, dove vive e lavora. Figlia d’arte, comincia giovanissima ad esporre in mostre collettive e personali in Italia e all’estero. Numerosa la sua partecipazione a concorsi, dove ha ottenuto numerosi premi e riconoscimenti. Dopo la maturità artistica conseguita all’Istituto d’Arte di Fabriano - sez. grafica pubblicitaria e fotografia, si diploma in pittura all’Accademia di Belle Arti di Macerata nel 1989. Dal 1985 insieme alla mamma Anna Laurenzi e attualmente in collaborazione con la sorella Tiziana, gestisce la Galleria d’Arte “Performance”, dove sono in esposizione permanente le loro opere.
È recensita in “Cronache d’Arte” da Rai TG3 regione e, con il gruppo U.C.A.I. partecipa a mostre d’arte sacra ed entra a far parte della Pia Università dei cartai.
Insegna dal 1992 all’Istituto d’Arte di Fabriano, dove è titolare di cattedra di “Laboratorio di Tecniche Grafiche”.

La sacralità filtrata dalla memoria dell’arte, appare nei lavori di Patrizia Befera. L’artista fabrianese lavora indifferentemente con materiali eterogenei e differenti, passa con facilità dalla scultura alle carte, dalla pittura al collage. In questa libertà espressiva si avverte il fatto che la Befera appartiene all’ultima generazione di artisti che affronta l’esperienza artistica a 360 gradi senza problemi di estrema adesione ad una riconoscibile e ripetitiva cifra stilistica. Lo stesso mettere insieme figurazione e astrazione soprattutto nelle carte, è un’indicazione di come l’orizzonte della ripartizione distili e generi sia completamente inattuale. Le opere della Befera hanno sempre una forza d’impatto immediata. Anche il colore è sempre controllato ma non severo. Spesso l’artista tende a creare contrasti tra il bianco della carte e le macchie improvvise di rosso o arancio che incendiano la superficie. I putti alati creano anche una zona d’ambiguità nella loro incertezza di essere degli “amorini” o delle creature angeliche, avvicinando il sacro ai sentimenti dell’uomo attraverso l’iconografia già riconosciuta (Valerio Dehò).

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