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Sirio Bellucci
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Sirio Bellucci è uno degli artisti più originali di questi ultimi decenni. È stato uno dei protagonisti (sia pure appartato) dell’arte concettuale. Va ricordata, come riconoscimento del suo lavoro, la copertina dedicatagli dalla più autorevole rivista di arte contemporanea, Flash Art, nel 1975. Alla fine degli anni Settanta, Bellucci recupera una pittura espressionista e simbolista, e per certi versi anticipa quella che poi sarà la Transavanguardia. Enzo Cucchi e Sandro Ghia, esponenti di spicco di questa corrente neo-figurativa, hanno voluto sottolineare la loro stima e il loro apprezzamento incontrando Bellucci nel suo studio di Belvedere di Fabriano, località nella quale Bellucci si è “ritirato” da qualche anno (prima viveva a Macerata). Dalla pittura materica e gestuale, che non esclude del tutto la rappresentazione, passa al Concettuale. Sono anni, dal 74 all’85, di sperimentazioni e di esposizioni nelle principali gallerie d’avanguardia. Alla fine degli anni Novanta, Bellucci ritorna alla pittura, onirica, simbolica. Le immagini diventano sempre più elementi narrativi; Bellucci ci racconta storie che assomigliano a evocazioni rituali (danze attorno ad enormi pagliai-totem, saltimbanchi, carrozze in viaggio nell’ignoto). Sono memorie, ma anche utopie. E le utopie, si sa, fanno parte del futuro. Oggi, la sua pittura, sempre densa di colori e di gestualità, ripropone una sorta di “tempo e luogo” che sopravvive solo nella memoria, attraverso soggetti che reinterpretano la natura (le “mannelle”, i boschi), il viaggio (i carri) e l’uomo (dagli “autoritratti di schiena” ai saltimbanchi). Una pittura ricca di simbologie, ritualità, quasi surreale, che si fa narrativa, racconto. Sono, quelle di Sirio, narrazioni che assomigliano a leggende. In un angolo di queste narrazioni c’è quasi sempre la figuretta nera e rossa di Bellucci, una sorta di firma corporale. Bellucci da qualche tempo riattraversa la sua origine (le colline alte e solitarie di Belvedere, vicino a Fabriano) e ne ricava una pittura corposa e anche veloce, meditata e anche improvvisata, arcaica e anche contemporanea. Sicuramente una pittura riconoscibile per stile, personalissimo, come sanno essere le opere di chi va oltre le correnti, gli “ismi”, e si propone nella sua totale originalità (Massimo De Nardo).

Sirio Bellucci ha tenuto mostre in varie città italiane. Recentemente, è stata pubblicata una monografia sulle sue opere, a cura di Massimo De Nardo e Paola Ballesi, con il patrocinio della Provincia e del Comune di Macerata. A giugno ha ricevuto il premio “Creativamente”, assegnato ai personaggi maceratesi dell’arte, dello spettacolo e dell’imprenditoria.

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