NAUTARTIS | IL PORTALE DEGLI ARTISTI
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Arte vagabonda
Bipersonale di Matilde Orsini (It) e Ornella Pompilio (Be)
COLORANDO
Estemporanea a Gubbio di Arte Pittorica per le vie della Città
Roberto Moschini
Continuo ad essere uno sperimentatore. Al nascere del mio linguaggio, appena adolescente, ho cercato delle superfici per visualizzare sogni e imprese fantastiche. La carta è stata, per me, il mezzo più immediato sul quale combattere o scambiare confidenze. La carta non era quella dello scrittore, ma una superficie viva che sotto le mie mani subiva ribellioni, sobbalzi e pause di meditazione. Così non era importante la qualità, ma la materia di cui era formata per plasmarla in altra sostanza. In certe notti d’estate, in una piccola soffitta al mare, mentre i miei dormivano, attingevo per le mie ispirazioni da un secchio di sabbia, che versavo sul tavolo creando crateri, graffi e impennate; poi, spegnendo la luce elettrica, accendevo delle candele che creavano luci e ombre radenti. Con un pennino e la carta oleata del salumiere, che costava poco, potevo scorrere veloce con l’inchiostro ed esprimermi con maggior potere di sintesi.
Attraverso queste effimere suggestioni disegnavo “dal vero” templi indiani scoperchiati e semidistrutti, dove le scimmiette scorazzavano con richiami e vivacissimi movimenti, un po’ dappertutto. Movendo la sabbia e bagnandola raggiungevo, con l’immaginazione, lontane piramidi Tolteche e Maya, così con la penna, da buon cronista, realizzavo dei reportage su antiche e misteriose civiltà scomparse. Quando riaccendevo poi la luce altro non rimaneva che sabbia calpestata sul tavolo; qua e là, sul pavimento, fogli disegnati e sul tavolo mozziconi di candele che avevano colato la cera come colate vulcaniche. Da questa realtà ne traevo delle incisioni usando acido nitrico, così forte da perforare le lastre che, giunte alla stampa, ne simulavano concretamente la cera.
Con l’inizio delle lezioni all’Istituto di Belle Arti di Urbino, mostravo queste esercitazioni al mio professore. La suggestione era tale per i miei compagni che, un giorno, il prof. Renato Bruscaglia mi disse: “Così se un giorno tu decidessi di disegnare sulla carta igienica, i tuoi compagni disegneranno tutti su quella”.
Nel tempo ho sperimentato molte tecniche di rappresentazione, dalla pittura, alla scultura, all’incisione, ma quella che più mi è rimasta in confidenza è la carta nelle più svariate tipologie.

